un velo di [non] malinconia





Ogni presentazione di #amoriincottura riserva almeno una domanda nuova. Ieri sera m’hanno chiesto se non ci fosse, lungo tutti i racconti, un “velo di malinconia” e se questo velo non fosse dettato dall’esperienza del mio aneurisma e da ciò che di negativo ho dovuto superare. Chi legge è il re / la regina, l’ultima parola è di chi legge, ognuno vede quel che vuole può spera crede. La risposta dell’autrice, però, è questa: quel velo no, non c’è. C’è la consapevolezza di che cosa significhino “improvviso”, “inaspettato”, “esperienza”, “fine”, anche “negativo”, ma malinconia no. Quello scrivere “per quello che dura” suggerisce che ogni cosa va vissuta con pienezza, consapevolezza, per il tempo che è dato. Questa è la cifra dell’autrice, questa l’interpretazione di fondo di tutte le storie raccolte e rielaborate. E sul mio aneurisma: no, non ero malinconica prima e non lo sono ora. Scrivo quello che vedo e sento. Per quello che è [per quello che dura]. Non la definirei malinconia, la chiamerei… narrazione.

This entry was posted on domenica, febbraio 7th, 2016 at 12:53 and is filed under amori in cottura. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.