quegli strani personaggi chiamati “mesci”





V’ho detto che vendo casa [davvero]? Sì, ve l’ho detto. E mi trasferisco. Ma mai come in questo caso l’indicativo presente è inappropriato. Sono settimane che cerco di capirci qualcosa passando in rassegna un’interessante o forse sconvolgente-a-tratti-allucinante (cit.) sequenza di personaggi che qui, nel Salento, chiamiamo “mesci”. “Maestri”, cioè idraulici, elettricisti, muratori, piastrellisti, falegnami. Tutti uomini, età variabile, idioma linguaggio e abbigliamento variabilissimi, uso delle tecnologie spesso problematico, capacità di stupirsi parlando di cose “tecniche” con una donna pari a +infinito.

A parte l’evidente prurito alla parola “preventivo”, il pensiero “intanto ci provo tanto questa nu nde capisce nienzi” (tanto questa donnicciola cosa vuoi che ne capisca?) pare di leggerlo materializzarsi nell’aria.

Qualche episodio.

intonaco

  • Questa stanza non la deve intonacare?
  • No. Per ora lasciamola così.
  • Ma poi pare disordinata.
  • A chi? E poi lei vive con me?

tinteggiatura

  • Tinta normale? Come come? Viene male signora. Sono tanto belle le terre fiorentine.
  • Viene male perché lavora male lei?
  • No, ci mancherebbe. Allora facciamo almeno a smalto.
  • No, faccia come le dico io.

impianto idraulico

  • Pensa quindi di farlo così?
  • Sì, è normale.
  • Cosa è normale?
  • Dicevo così, per dire.
  • Per dire cosa? Come lo fa quest’impianto insomma?
  • Normalmente.
  • Va bene così. Le faccio sapere.

(continua)

This entry was posted on mercoledì, giugno 25th, 2014 at 20:32 and is filed under città, diario. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.