per fortuna mi si è rotto l’aneurisma [1]





Il 16 luglio scorso, intorno alle 19.30, un aneurisma congenito mi si è rotto nel cervello all’altezza della nuca. Non sapevo che si trattasse di questo, naturalmente. Mi bastava sapere che mi sentivo malissimo. I sintomi si leggono online con una ricerca di pochi secondi. Per me è andata così: mi pareva d’aver ricevuto un colpo di mazza, e che per questo la testa si fosse girata dall’altra parte e al contrario. Poi i classici perdita di coscienza [qualche secondo, il cardiologo l'ha definita "sincope"], nausea e vomito, rigidità del collo. In più, io ho avuto subito problemi di vista, di parola, di movimento del lato sinistro del corpo e di controllo degli sfinteri. Al mio uomo che aveva appena chiamato il 118 ho detto [in piena emorragia cerebrale]:

  • Vo-gli-o cam-bi-a-re vi-ta.

La storia è cominciata così, dopo una doccia. La giornata era stata molto impegnativa, ma io ero rilassata. Nessun sintomo. Nessuno. Si è rotto così, senza preavviso. Il personale del 118 l’ha catalogato come “dolore cervicale con vomito” e mi ha chiesto:

  • Che vuole fare? Vuole approfondire?

Il mio uomo era incredulo:

  • Dev’essere certamente qualcosa al cervello. Vede, parla e si muove male. Com’è possibile che sia solo dolore cervicale?

Niente, mi hanno chiesto se volevo approfondire. Mi sentivo malissimo. Completa perdita del mio granitico senso di me. Ho alzato la testa e annuito:

  • Sì, an-di-a-mo in os-p-e-dale.

Sono finita al pronto soccorso di Galatina. A tutti i medici sembrava qualcosa di molto banale, “dolore cervicale con vomito”. Da qui ricovero precauzionale nel reparto di Medicina, codice verde. Verde. Nel frattempo i miei genitori mi avevano raggiunta, e mia madre aveva voluto rimanere con me. Mi ha raccontato che quella notte, verso le tre, un giovanissimo medico ha finalmente capito. Un medico molto giovane, molto alto, molto sicuro di sé.

  • Signora, non mi piace questa rigidità del collo, facciamo una Tac urgente.

Teresa, così si chiama mia madre, l’ha sentito insistere al telefono, mobilitare i colleghi con veemenza. Serviva una Tac urgente.

  • No, non domani mattina, adesso.

E finalmente la diagnosi: rottura di un aneurisma cerebrale. Mia madre non capiva.

  • Che cosa significa? Che cosa succede a mia figlia?
  • Signora, sua figlia ha un’emorragia cerebrale.
  • Cosa? Ma mia figlia ha 36 anni!
  • L’età non conta signora. Senta, il rianimatore ci assicura che la possiamo spostare senza pericolo. Dobbiamo correre a Lecce, qui non siamo attrezzati.

 

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This entry was posted on mercoledì, ottobre 8th, 2014 at 15:58 and is filed under diario. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

One Response to “per fortuna mi si è rotto l’aneurisma [1]”

  1. la costanza del mondo | contuttaquestabellezza Says:

    [...] scorso luglio sono sopravvissuta indenne a un aneurisma cerebrale. Nel delirio post traumatico [soprattutto di medici e familiari], la prima preoccupazione è stata [...]

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