ecco come ho scoperto d’essere bellissima







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“Io sono bellissima” ha avuto l’onore di esordire a Roma, nella sede nazionale dell’Udi, il 16 settembre 2011. Ne sono orgogliosa! E poi mi sono divertita davvero moltissimo a raccontarne il percorso! :)

Beh, a quanto pare si sono divertite moltissimo anche le donne che erano lì ad ascoltarmi. Ecco com’è andata: ho riportato in questo testo la mia relazione. Trattandosi di un adattamento, ho cercato di dare l’idea – appunto – anche delle battute e delle risate. Che ve ne pare? Scrivetemi :)


A proposito di coraggio, vorrei chiedere quante pensano che io sia bellissima. Per alzata di mano. [risate]
Eh no, la simpatia non vale.

Vania: Quante pensano che sia narcisa? [risate]
Milena: Quante pensano che essere narcisa è bello? [risate]

Ringrazio moltissimo Pina Nuzzo per avermi chiesto di portare qui la mostra e di raccontarvene il percorso. Cercherò di spiegarvi i precedenti, ma prima permettetemi qualche aneddoto. Sapete, siccome scrivo spesso mi chiedono quanto di autobiografico c’è nei miei racconti. Bene, quello che sto per raccontarvi è del tutto autobiografico. [risate]

Poniamo per assurdo che in un tempo lontanissimo e improbabile io vinca il Nobel per la letteratura. A parte il fatto che me lo auguro (naturalmente, essendo narcisa [risate]), sono certa che questo sarebbe qualcosa di assai meno rilevante di due questioni ben più fondamentali. La prima. Ho un uomo? Se sì, chi è questo pazzo? La seconda: Sono ingrassata? Sì, sicuramente. Ma di quanto? [risate]

E ancora: nella vita di una donna alcune scelte sono cruciali. Una di queste è quella dell’estetista. Vedete, io ho la cellulite e il doppio mento, e la depilazione mi tormenta. A proposito di quest’ultimo aspetto, però, compenso con dei vantaggi. Vero, ho un sacco di peli, ma anche un sacco di capelli! [risate] Ora, per tornare al punto, la mia estetista dopo dieci anni (per ragioni eminentemente economiche immagino) si è accorta che lo spazio tra le mie cosce – che non c’è!, non ho spazio tra le cosce e non l’ho mai avuto! – non rispondeva a uno standard accettabile di avvenenza femminile, per cui ha cominciato a rompermi. Ripeto: il fatto è che non l’ho mai avuto. Allora ho cercato di spiegarle che sono sempre stata sovrappeso, e che questo è anche certificato dai miei medici. È un fatto! Ha insistito, perché voleva farmi dei massaggi. Cercate di capirmi, ho dovuto lasciarla. [risate]

Ho imparato all’Udi – e lo devo a Vania Chiurlotto – che c’è una netta differenza tra l’eterosessualità e l’atteggiamento di essere etero-rivolta. Ho cominciato ad applicare questo insegnamento e mi sono detta che qualunque cosa mi avesse detto un uomo non avrebbe più avuto tanta importanza. Hanno tutti una qualche opinione, che però non può vincolarmi. A un certo punto… chi se ne frega?

Ho già detto in un’altra circostanza che adesso, quando un uomo mi dice “che bella personalità che hai”, gli suggerisco “vuoi dire che sono bellissima”. [risate] Beh, è evidente che il concetto è quello… ma devo dire che loro rimangono sempre un po’ turbati da questo atteggiamento, e mi considerano spesso sfacciata e troppo esplicita. Io… ovviamente!… me ne compiaccio. [risate] E perché? Perché siccome per molti anni il bello e il brutto che combinavo era molto meno rilevante – per esempio – del brufolo che mi usciva sulla faccia prima delle mestruazioni e che dovevo gestirmi, oppure di questo naso importante e questo sovrappeso, beh tutto questo a un certo punto mi ha davvero stufata.

Il progetto è iniziato con un lavoro intitolato “sono bellissima”, ideato per un contest artistico sui temi dell’obesità, l’anoressia e la bulimia. Quel lavoro era sulla mia pancia. Perché io ho la pancia, non ho quel ventre scavato che ti dicono bisogna avere… c’ho la pancia! [risate] Non esistono soltanto l’anoressia, la bulimia e l’obesità, esiste una zona grigia in cui siamo tutte. Nella mostra di quel contest, hanno messo il mio lavoro accanto alla proposta di un giovane fotografo. L’ho massacrato poveretto, ma non c’entrava lui! Semplicemente, il suo scatto mostrava il muro di una capitale europea (che non ricordo) con la scritta “you are beautiful”. Era il muro esterno di un bagno credo: poco poetico magari, ma la scena era carina. Ora, il mio lavoro diceva già, invece, “sono bellissima”. Continuavo a dirgli, a dirmi e a dire a tutti: “Che un uomo mi dica che sono bellissima me ne importa poco, il problema è che le donne dovrebbero invertire la prospettiva e dire io sono bellissima in prima persona”.

Quando ho parlato di questo lavoro in uno dei cinquefinesettimanadipolitica dell’Udi, l’anno scorso, sono andata anche a vedere una mostra alla Galleria nazionale d’Arte moderna. Si intitolava “Donna: avanguardia femminista negli anni ‘70”. Ho visto alcune opere di artiste definite “femministe” e ho molto pensato. Ora, voglio fare qui delle considerazioni che non hanno niente a che vedere col valore artistico, storico e politico di quelle opere. Si tratta soltanto di questioni che riguardano la mia sensibilità. Ho visto la performance di VALIE EXPORT in cui, mostrando i genitali, con un fucile si aggirava per i cinema per illustrare i legami tra esposizione del corpo e violenza. E ho visto Marina Abramović nel suo Rhythm 0, una performance nella quale lasciava che il pubblico la segnasse con vari oggetti, tra cui olio di oliva ma anche chiodi. Beh, io ho provato sofferenza. Ero davvero triste, sono stata molto male. Ho cominciato a ragionare sul fatto che avevo voglia di fare qualcosa di completamente diverso, volevo sviluppare il progetto sulla pancia volendo comunicare felicità, gioia, pienezza, che nella mia personale percezione sono bellezza. In questo, la campagna dell’Udi ‘Immagini amiche’ mi ha dato molti spunti, perché nella segnalazione delle immagini nemiche ho visto tante esemplificazioni della bellezza cui vogliono farci adeguare ma nella quale non ci riconosciamo.

Insomma, ci ho lavorato due anni. Mi sono fatta fare le foto da una mia amica,  Susanna Tornesello. Non è una professionista, la fotografia è una delle sue passioni. L’ho scelta apposta. Susanna mi ha detto che per lei è stata un’esperienza incredibile: non le era mai capitato di fotografare una donna che non le chiedesse di nasconderle i difetti. Ora, oggettivamente nelle foto non si vede poi granché, eppure la maggior parte delle persone reagisce come fossi nuda. Ciò che si vede di sicuro è altro. Avvicinatevi e vedrete, per esempio, piccoli peli e brufoli. Ecco, nessun ritocco è stato applicato, eccetto la luminosità in alcune tavole. Beh secondo me, nonostante questo, nessuno può dire guardando le foto che sono brutta. [risate]

L’ironia, l’ironia è molto importante, fondamentale. Con l’ironia ho voluto dire della stupidità di chi considera i pezzi invece che l’insieme. Parliamo della tavola sulla cellulite. Allora, ho la cellulite. Ma sì, alla grande! E non è che non faccio niente! Il mare, le creme… non è che non faccio niente. [risate] Però ce l’ho, è là. Ho a lungo pensato a come porre la questione. Alla fine sono giunta alla conclusione: ok, senti, ho la cellulite e la cellulite si vede. Va bene. Ma perché me la devi guardare? Guarda altro! [risate] Ognuna ha i suoi punti forti. Io ho scritto: guardami negli occhi, e questo perché ho gli occhi grandi e me li sono sempre giocati. Nella vita io ho costruito un impero (si fa per dire, non è che abbia avuto grandi… ehm… però, per dire ) [risate]… dicevo… ho costruito un impero sugli occhi e le tette. Insomma, guarda quello che c’ho, non stare a guardare quello che non ho. Non ho spazio tra le gambe, ok! Non guardarlo! [risate]

Insomma due anni di lavoro. Rifletti su cosa dire cosa non dire come dirlo l’ironia eccetera… Alla fine ho mandato l’anteprima della mostra ad alcune donne, e naturalmente all’Udi nazionale e a Udi Macare Salento cui la mostra è dedicata. Era stato un gran lavoro di ascolto e riflessione, che aveva avuto anche delle sofferenze… non è che veramente sono così narcisista… a far vedere il sedere ho avuto delle difficoltà oggettive!… per dire… non l’ho detto ancora a mio padre… [risate] Dicevo: l’ho mostrata in anteprima a queste donne e ad alcuni uomini selezionatissimi. Alcuni mi hanno poi chiesto di uscire e li ho scartati. Eh perché se rispondi così sei un cretino, è ovvio. Se non capisci, sei cretino… [risate]

Pina Nuzzo l’ha vista tra le prime, Pina Nuzzo che è uno dei miei miti. E mi ricordo questa telefonata… sono Pina. Ero terrorizzata, sudavo freddo. Le ho detto: guarda Pina, io sono terrorizzata perché temo di essere comunque ricaduta in uno schema maschilista, patriarcale, capitalista eccetera eccetera. Ma lei mi ha detto: noooo, vai vai!!! Vedete, se le donne non vi si fossero riconosciute, io avrei dovuto concludere che non avevo fatto niente di buono. E invece la cosa funzionava, per cui ho deciso di continuare.

Ho lavorato a questo progetto con l’intenzione di dare un contributo artistico a una questione rilevante, ma anche per dare inizio a un gesto politico collettivo. E ho iniziato questo gesto proprio producendo materialmente la mostra. Siccome stampare le tavole ha avuto un costo, ho pensato di adottare un metodo che ha usato anche Obama. [risate] Giustamente Anna Maria, che è una delle donne che mi hanno aiutato, mi ha detto: senti Loredana, anche la chiesa cattolica lo fa e la chiama colletta. [risate] Va bene, però se la chiami crowd funding anche il comunicato stampa viene meglio. [risate] Voglio dire che la mostra è stata stampata grazie ai piccoli contributi economici di alcune donne e alcuni uomini che hanno ritenuto interessante il progetto. Ho potuto anche comprare i domini .com e .it e stampare degli adesivi. L’idea è di dire ognuna per sé “io sono bellissima” anche mettendo questo adesivo sulla macchina, sullo scooter, sui quaderni, dove volete. È un moto d’orgoglio che vorrei provare a diffondere.

Sul sito vorrei raccogliere storie e foto di donne che raccontano un proprio percorso simile a quello della mostra. La mostra, poi, è disponibile a viaggiare. L’ho fatta in modo che possa essere portata da me a spalla. [risate] Io penso che questo sia davvero un gesto politico collettivo: io ci metto l’idea e le relazioni che ho costruito per arrivarci, e spero che sia possibile uno sviluppo successivo anche con altre relazioni che potremo costruire.

E ora concludiamo. C’è una poetessa, salentina d’origine, che in questo momento vive a Milano per ragioni di lavoro. Lei non sa che la cito (glielo dirò). Si chiama Ilaria Seclì e ha scritto una poesia che trovo splendida. Senza volerlo, Ilaria spiega bene, dà un senso anche al perché mi dico femminista. La poesia si chiama Destino al mercato:

È la normalità in tutù che arriva
leggera e fiera
che m’impallidisce e mi cava denti sani
ciglia robuste e fitte
per vendermi al mercato
per rendermi gradevole
sul banco della frutta
rosa di pesca tondo di mela
più e più della bellezza che si spera
più e più del rosso di sera
per questo lupi aspettano nel bosco
per questo donne sperano nell’osso
bimba di audace sorriso
strozzalo nel seno l’ingombrante destino
nell’urna di chiavi e vecchie lire di madre
o sotto piante di piedi come salsa d’estate.


Loredana De Vitis

This entry was posted on sabato, ottobre 15th, 2011 at 21:30 and is filed under io sono bellissima, nomi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

One Response to “ecco come ho scoperto d’essere bellissima”

  1. io sono bellissima… tu? « noialtre | Blog per il Cambiamento Says:

    [...] della sua mostra, una raccolta “un po’ particolare” di immagini e parole che ha presentato alla scuola politica Udi a Roma  quest’anno, e che sta facendo circolare online e dal vivo per contribuire a un’altra [...]

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