dormire dormire







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Dormire mi piace, le vacanze per me sono soprattutto dormire. Un viaggio, il mare, le persone, le cose: tutto questo è… esperienza. Mangiare lo faccio sempre, cucinare vorrei farlo di più. Partire ogni volta che posso. Il mare lo vado a trovare. Le persone sono attorno a me, coltivo le relazioni su basi sentimentali. A leggere mi ci impegno “sentendo” bene quando, quanto e come. Scrivere è inevitabile.

Ma è dormire, dormire è essere in vacanza. In vacanza davvero. Passo i primi tre, quattro giorni a dormire, dormire molto. Così mi sento in vacanza. Poi torno al resto con più lena.

Leggo in questi giorni Il piccolo libro degli istanti perfetti di Philippe Delerm, e mi piace un po’ sì e un po’ no e non vi sto a dire perché. Che importa in fondo? Ma c’è un capitolo sul dormire. Su certe modalità del dormire: Nel letto il corpo dimentica se stesso, si annulla, s’inabissa. Nella poltrona è molto più ambiguo: vogliamo rilassare tutto senza distaccarci da noi. Non ci cancelliamo. Continuiamo a provare, abitiamo le forme. Il benessere non è fuga, addomestica il presente.

Ho un divano su cui mi rilasso in questo modo, è vero. Per non cancellare, per non distaccarmi. Nel letto, il distacco. In vacanza il sonno è soprattutto nel letto. Il distacco. Il distacco.

This entry was posted on giovedì, dicembre 29th, 2011 at 13:25 and is filed under diario. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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