Ma voi l’avete data… almeno a intendere?





campagna AlmamaterLe fantastiche quattro dell’Alma Mater erano veramente fichissime! Nella loro tutina bianca, punto vita e curve perfette, due bionde e due more, sguardo intenso e seducente, nomi delle città sui seni.

Al Liceo il mito di Bologna era inattaccabile: “la più antica università del mondo occidentale” in una città libera e contemporanea. Quando ho visto il sei-per-tre accademico-erotico a Lecce ho sentito di aver toccato il fondo.
“Alma Mater!”, ho imprecato…
Bugiarda! Il fondo l’ho toccato mesi fa. Non tanto per ciò che di becero si legge, si vede e si ascolta in questo paese dove le donne sono un utero con qualcosa di non meglio definito intorno, quanto per ciò che mi hanno fatto notare. Ecco cosa.

Educata al valore dell’impegno e all’importanza dello studio, alla necessità di essere “una ragazza seria”, a non farfalleggiare, a vestire “come si deve” eccetera, cresciuta praticamente nell’ovatta, protetta dal dolore e dalle brutture del mondo da una madre femminista nonostante se stessa e da un padre con scarsissima opinione dei maschi (“attenta, sono tutti uguali”), in una città abbastanza piccola per essere “sana” e abbastanza grande per essere “aperta”, passati i trent’anni mi accorgo di cadere dal pero.

«Sai Lucia, è un periodo difficile, avrei bisogno di lavorare di più. Ho ripreso un po’ di vecchi contatti e sul momento mi sono sembrati disponibili a nuove collaborazioni. Poi, però, nessuna proposta concreta. Sono anni che mi succede: tanta stima dichiarata in tanti ambienti, proposte zero».
«Proposte sessuali?».
«Cosa?»
«Te ne hanno mai fatte?».
«No, come ti viene in mente?».
«Loredana, cara, non lo sai che tutto gira intorno al sesso? È col sesso che le donne ottengono di più».
«Sono persone per bene».
«Non è vero. Il mondo gira così, guardati bene intorno. Non la devi necessariamente… dare, dico solo che la devi sempre dare a intendere».
«Non l’ho capita».
«Devi far passare il messaggio che sei disponibile, anche se non è vero. Vedrai, cambieranno molte cose».

Ho rifiutato categoricamente l’idea, e ho continuato a pensare praticamente con ira al fatto che il prestigio/dispregio di una donna italiana è quasi sempre legato al suo essere, al meglio, “figlia di”, ma soprattutto “moglie di” o “amante di”. Oltre naturalmente alle misure, allo stile nell’abbigliamento e altre simili amenità.

Poi, nel dubbio, ho chiesto un po’ in giro, fatto qualche telefonata, raccolto qualche… rumors, e scoperto che insospettabili hanno inteso ciò che si consiglia di dare a intendere. E che questo ha spostato il bilancio. Sarà per questo che il mio è ancora in rosso.

This entry was posted on martedì, agosto 25th, 2009 at 11:56 and is filed under cose, nomi. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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