biografia semiseria taglia-e-incolla a modo mio





Sono nata a Lecce il 20 luglio 1978. Lo stesso giorno di Petrarca e di Santana.

Lecce pare fosse immersa in un caldo disumano. Un caldo-umido, di quelli che da queste parti possono anche ucciderti. Mio padre Vittorio era andato a prendere dell’acqua fresca. Mia madre – Teresa Marulli – aveva 23 anni.

Sono cresciuta con i nonni materni. Mentre i miei inseguivano un posto a cattedra nel Veneto, Giovanni e Tina li hanno aiutati a tirarmi su. Mia sorella, tre anni più piccola di me, si chiama Alessandra. Era ed è bellissima, e ha le idee molto più chiare di me. Mio fratello Francesco, 13 anni più piccolo di me, è alto un tot di centimetri più di me.

La scuola mi è sempre piaciuta. Ho iniziato stabilendo che io ero io e la mia famiglia un’altra cosa: mentre tutti gli altri bambini hanno avuto bisogno di qualche giorno di inserimento graduale nella scuola “materna” (attenzione: adesso si chiama “dell’infanzia”; la precisazione è un dovere nei confronti di mia madre insegnante), io dal primo giorno mi sono fatta i fatti miei. Ho continuato così. Mio padre dice sempre: «La tua parola preferita è “no”, la tua frase preferita “non se ne parla proprio”».

Alle elementari trovavo davvero pesante la maestra, peraltro bravissima. Diceva che avevo una fantasia e una memoria incredibili. A volte se ne preoccupava. Ero molto infastidita dal senso lugubre che dava involontariamente alla religione. In una scuola pubblica e statale, prima della lezione ci costringeva a recitare praticamente ogni mattina un pezzo del rosario. E una volta ha raccontato tra le lacrime di quando costruì il presepe con carta di recupero e forbicine. Che pena… Eppoi odiavo il suo modo di correggere i miei compiti. Correggeva non solo la forma, ma anche i pensieri. Perché? Non l’ho mai trovato giusto.

Ho frequentato le medie in una scuola “popolare”, assieme a ragazzi e ragazze con famiglie dalla dubbia moralità. :)  Però c’erano anche figli e figlie della buona borghesia leccese. Insomma, un’esperienza decisamente formativa. Diciamo che ho imparato presto la presenza nel mondo di varia umanità.

Mi sono iscritta al liceo scientifico volendo avere una formazione umanistica e scientifica allo stesso tempo. Ora, siccome sono sempre stata una gran secchiona, ho scelto la sezione “sperimentale informatica”. Così dal primo anno il naso tra i libri l’ho tenuto ore e ore… Ci ho messo tutto l’impegno possibile, e alla fine ne è valsa la pena. Quegli anni sono stati splendidi, ma come per tutte le cose… non vedevo l’ora di chiudere il capitolo.

Anche l’università l’ho frequentata col naso turato… Un capitolo da chiudere: volevo lavorare. Però frequentare Filosofia è stata una buona scelta, di cui ancora non mi pento. Ho sempre desiderato scrivere per mestiere, e studiare filosofia voleva essere un modo per imparare a pensare, a ragionare, per imparare ad avere una “visione del mondo”. Col senno di poi, temo che una laurea in Filosofia abbia negativamente influito su un’indole già di per sé ipercritica e tendente all’analisi. Il che certe volte è inferno, per me e per chi mi sta intorno. Ma questa è un’altra storia.

Dopo l’università, è stato un susseguirsi forse troppo rapido di ulteriori studi e di esperienze di lavoro:

  • un master in marketing e comunicazione
  • l’iscrizione all’albo dei giornalisti
  • uno stage e un contratto in una multinazionale svedese prima come “analista” e poi come “ricercatrice”
  • la collaborazione con alcune testate locali
  • l’inizio della collaborazione con l’Università del Salento in ruoli assimilabili al “content manager”
  • le esperienze di docenza in corsi di comunicazione
  • il coordinamento editoriale di iniziative cross-media
  • l’avvicinamento all’Udi
  • l’esperienza come freelance
  • infine il definitivo (davvero?) approdo all’Università del Salento, dove lavoro nell’Ufficio Comunicazione

Mi piace il cambiamento, quindi ho cambiato spesso lavoro e interessi, qualche volta ho cambiato pure frequentazioni. Ho avuto e ho pochissimi amici, alcune amiche e qualche compagno e compagna imprescindibili.
Ho imparato a essere autonoma molto presto, ma adesso pago il conto: gli attacchi di insicurezza sono così frequenti che, appena me lo posso permettere, chiedo a chiunque “Ma tu mi vuoi bene?” :(